Il diario di viaggio

5 ottobre


Tutto avremmo pensato, tranne che di scoprirci dei “talent scout”. Baia di Archangelos, a nord dell’isola di Leros. La laguna é talmente suggestiva e invitante da insinuare nei nostri amici Rosi e Claudio un irrefrenabile desiderio di lanciarsi in una escursione in kayak. Detto, fatto. Pur cimentandosi per la prima volta in questo sport si scoprono dotati di autentico talento. Così, eccoli sfrecciare pagaiando su e giù per la baia fino al tramonto che preannuncia una succulenta cenetta nell’unica taverna “Stigma”, gestita da una simpaticissima famiglia.


Romano

 

PS io invece continuo con la ricerca di soggetti subacquei. Luana

3 ottobre


Individui impegnati ciascuno con la propria battaglia quotidiana rimangono a volte ignari o incuranti del fatto che altri esseri umani, addirittura consanguinei, seguono in altri ambiti, percorsi di crescita paralleli.
Una più approfondita conoscenza con parenti che la vita ha purtroppo voluto finora coperti da un velo di mistero reca con sé sentimenti ed emozioni forti e contrastanti.
Da un lato la delizia di scoprire la squisita caratura del cugino Claudio, medico umano, e di sua moglie Rosi. D’altro lato, l’amarezza per il lungo tempo trascorso senza anche una soltanto sporadica frequentazione.

Ma tutto ha un perché che dobbiamo saper accettare.

Addentrandoci man mano con loro nei labirinti delle conversazioni più disparate percepiamo, oltre ad una straordinaria apertura di vedute, anche tante affinità e convergenze. Prima fra tutte la passione per i viaggi, quelli veri, in terre remote. I viaggi che ti strigliano, ti logorano, fra disagi, polvere e fetore; quei viaggi che maggiormente ti segnano e ti insegnano.
Ed é anche l’occasione per un viaggio nel tempo. Così, la nebbia si dirada pure sugli intrecci della nostra numerosa famiglia, i Banfi, rimasti finora delle nebulose che il nostro telescopio faticava ad avvicinare.

Riemergono così dal passato i volti sbiaditi e le caricature di zio Domenico, zio Tonin, zia Lisa e altri ancora, in suffragio dei quali ci é venuto spontaneo, oggi, al Monastero di Patmos, accendere un cero.

 

Romano

27 settembre


I vagoni del trenino turistico sono quasi vuoti. Siamo alle ultime caricature. Alle ultime foto davanti al platano di Ippocrate. Molte barche sono già a riposo nel marina, disarmate, spogliate delle loro vele come vecchie case di campagna con i mobili coperti da lenzuola immacolate. I ristoranti ritirano i tavolini sulla spiaggia. Gli alberghi incappucciano gli ombrelloni. Aerei e traghetti riducono le corse. Le malerbe si riappropriano delle antiche rovine, testimonianze logore di un passato prestigioso e illuminato. La Grecia si appresta al lungo letargo invernale.


Le giornate si accorciano, l’aria si fa più frizzante. Anche il mare avrà il tempo di riprendersi da questo paio di mesi di stress. Soltanto il Meltemi non dà segni di cedimento. Ruggisce, graffiante, giorno e notte. Alla faccia di chi lo vorrebbe assopito a settembre.


Anche noi ci apprestiamo ad effettuare l’ultimo giro per salutare le isole che per tutta l’estate ci hanno deliziati con le loro bellezze e ci hanno fatto vivere momenti indimenticabili in compagni dei nostri ospiti.

 

Barche amiche come ZoomaX, Cautha, Tetamanu e LaRosa, stanno già convergendo su Marina di Ragusa dove contano di svernare anche quest’anno. Intanto, noi ci interroghiamo attorno al nostro futuro, confrontati con la prospettiva di abbandonare, dopo cinque anni di navigazione, la vita a bordo e rimettere piede a terra, almeno per il periodo invernale. L’esperienza dello scorso anno ci ha fatto promettere che non avremmo più trascorso un altro inverno in barca nel Mediterraneo. Di ripartire per un altro giro per il momento non se ne parla. Non resta che mettere radici da qualche parte. Ma dove ?


Romano