Il diario di viaggio

16 ottobre


Le affascinanti formazioni calcaree di Sarakinko scolpite da millenni di erosione, rappresentano una tappa obbligata del nostro veloce tour di Milos. La sosta forzata ci induce ad osservare dalla terra il mare in burrasca. Per coglierne meglio la maestosità ci sporgiamo dal ciglio di uno scoglio sul quale frangono le onde. Mentre Giorgio si attarda per scattare qualche foto mi ritraggo per sfuggire agli spruzzi. Improvvisamente un’onda più altra delle altre sommerge lo scoglio investendo il povero Giorgio che - colto alla sprovvista - rimane basito con la macchina fotografica a mezz’aria. Fradicio, si scuote come un pulcino ed esclama “sbogio, varda che roba, la me ghà coverto”.

 

Romano

12 ottobre


Arruffato, incrociato, confuso. Ieri, in burrasca, ci ha fatti saltellare come sulle montagne russe per quattro ore finché, scapolato Capo Kalotari, non abbiamo preso il vento in poppa. È stato come passare dalla lavatrice al filo per stendere i panni. Con randa e genoa a farfalla, siamo entrati nella baia di Milos. Un buon apprendistato per Elvis, saldo al timone, fra gli spruzzi d’acqua salata che ci sferzano il viso bruciando la pelle.

Oggi, il mare é placido, da sembrare olio. Lo osserviamo all’infinito, dall’alto del mistico monastero di Moni Hozoviotissis, a sud dell’isola di Amorgos. Un monastero spettacolare, aggrappato alle rocce di una scogliera a picco che guarda verso Creta.

 

Romano


14 ottobre


Con qualche interrogativo circa le condizioni meteo che troveremo fuori dalla baia, molliamo gli ormeggi da Amorgos alle sei del mattino. È ancora buio pesto, tutto tace. Orione troneggia in cielo e ci indica l’ovest. Alziamo genoa, randa e mezzana prendendo subito due mani di terzaroli. Non si sa mai. Fuori potrebbe aspettarci qualche sorpresa. Infatti, le raffiche di 28 nodi non ci fanno rimpiangere questa prudenza. Ringraziamo però anche il vento che ci spinge fino a Milos, 80 miglia più a ovest, in dodici ore di piacevole navigazione.

 

Romano