Il diario di viaggio
Sicilia
28 ottobre
Ad osservare la Sicilia vien proprio voglia di assaporare il privilegio di viverci. Lo scorso anno, a dicembre, facevamo ancora il bagno in mare. Gli amici che ci telefonavano chiedevano : “Ma c’é il sole ? Non mi dire ! State pranzando in pozzetto !”. Con il ribollire delle sue pentole che ricordano l’Etna e preparano cibi meravigliosi con ingredienti semplici forniti direttamente da Madre Natura, ti prende per la gola e ti rapisce. Ogni popolo ha un suo personale quoziente di generosità che nel caso dei siciliani si può senz’altro misurare con l’offerta di cibo e con l’impareggiabile livello di creatività con il quale lo confezionano, condiscono, insaporiscono e offrono in quantità incontenibili.
Con i suoi angoli dalla bellezza abbagliante, la Sicilia ti commuove fin nelle viscere. È un’isola dove anche l’anima si nutre. Certo, per gustarla appieno, se non si vuol patire, bisogna liberarsi del tipico affanno nordico e accettare pazientemente e di buon grado il disservizio, la lentezza, i rinvii, i ritardi. La ricompensa é dietro l’angolo. Gente ospitale, generosa, pronta a condividere le bellezze e i prodotti di quest’isola incantevole con chi li sa apprezzare e sa entrare in sintonia con il contesto.
Romano
La colazione che non ha eguali
30 ottobre
Ha vita breve. Appena il tempo di porgerla, in coppe d’acciaio preraffreddato, ed ecco che si scioglie, si sbrodola, trasformandosi in quel delirio di nettare dolce e attaccaticcio che appiccica le mani e manda in estasi il palato. Nessuno strabuzzerà gli occhi, qui in Sicilia, se per colazione ordinerete una granita col “tuppo”, una brioche che ricorda uno chignon con una specie di chiocciola. Ingredienti di rara povertà : ghiaccio e frutta, reperibili in natura, ai quali si é aggiunta l’impareggiabile creatività sicula. Per gustarla come si deve bisogna inzuppare la brioche nella coppa. Una colazione che non ha eguali. E si che ne abbiamo viste, di abitudini. Dalla classica “nostrana” a base di caffè latte, pane, burro e marmellata, siamo passati allo stile anglosassone con uova strapazzate e pancetta, alla forma “polinesiana” con granchio del cocco e frittelle di pesce, all’asiatica con minestre di noodles preconfezionate o ravioli al vapore ripieni di carne e verdure, all’indiana con pane chapati farcito di verdure al curry, ai fagioli egiziani, per finire con la Grecia dove ormai la colazione é fatta di caffè freddo liofilizzato e frullato servito in bicchieri di plastica e cannuccia accompagnati da un’enorme brioche zeppa di olio di palma e miele industriale.
Nonostante tutti questi “modelli”, in questi giorni, su A Go Go, ci limitiamo a un tè e un frutto mentre con un po’ di mestizia sciacquiamo e riponiamo cime, drizze e scotte preparando la barca per il letargo invernale.
Romano
Fine navigazione
24 ottobre
Ormai invecchiati di altre 3280 miglia, stiamo per approdare a Marina di Ragusa per la seconda volta da quando abbiamo iniziato il nostro giro del mondo. La Sicilia ci accoglie come sempre, solare e generosa. Uno scrigno colmo di preziosi, tutti da scoprire e da gustare. Paesaggi famigliari scorrono a dritta : Siracusa, Marzamemi, Capo Passero, Portopalo, l’Isola delle correnti, Punta della Formica, Pozzallo, Donnalucata e infine Marina di Ragusa.
L’accoglienza degli ormeggiatori, delle ragazzi della reception, degli impiegati del cantiere é schietta e calorosa. Ci sentiamo a casa. Poco dopo l’ormeggio arrivano anche gli equipaggi delle barche amiche. Si scatenano, concitati ed euforici, i racconti di come é andata la navigazione estiva, le descrizioni dei momenti critici e di come - per finire - ognuno se l’é cavata.
Romano
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