Il diario di viaggio

13 novembre


Sorprendendo tutti, Luana annuncia solennemente : stasera cucino io !

La guardo perplesso, ma sono curioso. L’avevo vista strimpellare in internet. Deve aver scovato una ricetta sfiziosa. Qualche minuto dopo la sentiamo in cucina sbattere bianco d’uovo, mescolare lievito, yogurt e altri ingredienti. Dopo aver delicatamente adagiato delle cucchiaiate di composto sulla carta da forno, inforna tutto a 150° leccandosi i baffi. Risultato atteso : dei soffici panini bianchi spessi qualche centimetro da farcire a piacimento.
Nulla di meglio, per una cena leggera, ci diciamo.

Venti minuti dopo, un leggero odore di bruciato la fa precipitare davanti al forno. Una soffocata esclamazione di delusione mi fa accorrere in cucina per solidarietà. Attraverso il vetro scorgiamo, piatte e sottili come macchie su un tessuto, delle specie di chips giganti, tutte bruciacchiate. Nella (la mamma) ed io non riusciamo a trattenerci e ci pieghiamo in due dal mal di pancia per le risate. Asciugandoci le lacrime tentiamo nondimeno di assaggiare i prodotti. Quel che rimane, raschiato il carbone, é insipido e davvero poco appetitoso. Ci rassegniamo quindi a cenare con pane e salame, soprattutto dopo aver costatato che i frammenti informi di questi panini rimangono a galleggiare a lungo prima che il povero WC li digerisca.

La notizia non rimane confinata fra le mura domestiche. Nella, con voce concitata e rotta da ilari singhiozzi, telefona a sua sorella. Poco dopo, l’intero villaggio si scambia scherzosamente la ricetta delle cialde di Luana.

È destino, il ruolo di cuoco di famiglia mi rimarrà appiccicato addosso come le cialde sulla carta da forno.

 

Romano


7 novembre


Il rientro al paese natio rappresenta sempre l’occasione per scattare un’istantanea e vedere come e in che cosa parrebbe cambiato. Si tratta perlopiù soltanto di impressioni epidermiche, istintive, sicuramente superficiali, ma che poi, parlando con chi il paese lo vive, si rivelano fondate. Se la scorsa volta, a colpirci, é stato l’impressionante sviluppo edilizio, stavolta ci sembra di cogliere i segnali di preoccupanti difficoltà. Baluardi del posto fisso come le ferrovie e la posta tagliano e smantellano. L’esasperante aumento dei premi di cassa malati é ormai divenuto cronico e fa riaffiorare alla mente una frase del Dalai Lama, secondo il quale : “gli occidentali perdono la salute per guadagnare soldi e poi perdono i soldi per cercare di riguadagnare la salute”.
Gli spot della RSI pubblicizzano, per la prima volta da che ne abbiamo memoria, acquisti di mobili con pagamento rateale, indice evidente che il potere d’acquisto si sta ridimensionando. Ne troviamo conferma nei quotidiani che riferiscono di una generalizzata tendenza al ribasso degli stipendi, ma anche nei supermercati, dove aumenta lo spazio riservato a prodotti scontati e a basso prezzo.

Da cinque anni a questa parte, ad ogni nostro rientro in Svizzera per il breve periodo delle feste natalizie, siamo rimasti impressionati dai prezzi delle merci, molto più alti di quelli applicati in tutti gli stati che abbiamo visitato (fatta eccezione per Singapore). Si potrebbe pensare che la tendenza al ribasso e alla moderazione potrebbe quindi avere nel complesso l’effetto positivo di frenare la spirale al rialzo e riportare tutti con i piedi per terra, ma in Svizzera il cittadino é purtroppo prigioniero del sistema. Deve forzatamente guadagnare parecchio per poter alimentare l’apparato di assicurazioni, cassa malati, imposte, contributi e tasse che come una camicia di forza gli si stringono addosso. Il contesto in cui vive é sicuramente lussuoso. Strade senza buchi, piazze arredate con opere d’arte, giardini pubblici curati, videosorveglianze ad ogni angolo, edifici dagli standard qualitativi che non hanno eguali. Tutto, attorno, rasenta la perfezione. Ma a quale prezzo ? Possiamo testimoniare che in paesi meno opulenti, sicuramente meno perfetti, si vive più serenamente e ci si sente più… leggeri.

 

Romano

2 novembre


Mentre attendiamo di alare A Go Go per metterla all’asciutto, i pescatori sono in gran fermento. La tempesta degli scorsi giorni che ha colpito la costa orientale della Sicilia ha divelto le gabbie degli allevamenti di orate di Marzamemi. Milioni di pesci d’allevamento hanno riconquistato la libertà. Per molti di questi la gioia é stata breve. Da alcuni giorni, ormai, i pescatori rientrano con le reti zeppe di orate. Al mercatino del pesce di Donnalucata, ieri gremito di acquirenti che si sono accalcati davanti al bancone per ore, il prezzo delle orate é sceso a 5 euro al chilo.

Rinunciamo all’acquisto, sia perché la coda é lunghissima, sia perché non ci fidiamo tanto dei pesci d’allevamento (…). Ben venga quindi l’invito di Katia che ci solletica il palato con il “pane cunzato”. Una pagnotta riscaldata sul fuoco, tagliata a metà e farcita con : olio d’oliva, sale, un pizzico di pepe, pezzetti di pomodoro, basilico, filetti di acciughe e formaggio primo sale. Una delizia per i palati di A Go Go, ZoomaX e Cautha.

 

Romano